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“Mondo era e mondo sarà”
Inviato il 18 aprile 2009
Vedendo lo sceneggiato televisivo della Rai (complimenti al presidente della Regione Puglia che lo ha in parte finanziato) su Peppino Di Vittorio, fondatore del sindacalismo italiano, originario di Cerignola (FG), in molti di noi è venuto un sussulto di orgoglio e una reazione di fastidio.
Orgoglio perché proprio da questa nostra regione è partita una reazione popolare contro la barbarie quotidiana delle usurpazioni dei potenti contro i più deboli, all’insegna del motto fatalista “Mondo era e mondo sarà”: che significa esattamente che da quando mondo è mondo il potente, il padrone, vince sempre sul sottomesso, e il sottomesso deve lavorare, inghiottire e tacere.
Reazione di fastidio perché stiamo tutti costatando che in questo nostro tempo sta accadendo una sorta di regressione a quel vecchio fatalismo barbaro, perché il lavoro sta diventando sempre più precario, instabile, sporco, ingiusto. Perché, specialmente nel Salento, sembra riaffermarsi un modello di economia “simil cinese” nella quale si trova lavoro solo in nero, oppure con salari da fame e senza contributi, oppure – se questo non piace – c’è la via dell’emigrazione.
Che cosa potrà fare risvegliare nella società civile salentina e nella nostra classe imprenditoriale (compresi gli imprenditori che vengono da fuori provincia o dall’estero per le aziende del comparto turistico alberghiero) la dimensione etica del lavoro? Bisogna fare cultura. E soggetti che accrescano questa cultura etica se ne vedono pochi. I partiti sono morti rispetto alla loro capacità formativa. La scuola si dibatte tra il maestro unico e i grembiuli, tra l’inglese e il computer. La famiglia si è persa. Il volontariato faticosamente si sta aprendo nuovi spazi. E la Chiesa che fa? Forse deve avere maggiore coraggio per riproporre una vera e autentica evangelizzazione del sociale, come hanno detto i vescovi italiani al convegno di febbraio a Napoli sulla Chiesa nel Mezzogiorno.
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