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Chi alimenta la paura?
Inviato il 3 settembre 2008
Perché sta crescendo nel nostro paese il sentimento della “Paura”? Come è possibile che la “Paura” arrivi a dettare il calendario delle principali iniziative del Governo, come il famigerato “Decreto Maroni sulla sicurezza”? Fa riflettere quanto scrive Thomas Hammarberg, commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, persona terza, non impelagata nelle vicende politiche italiane: “Una politica in materia di immigrazione non può basarsi solo sulle preoccupazioni relative alla sicurezza pubblica. Le misure adottate al momento in Italia non rispettano i diritti umani e i principi umanitari”. E continua: “Adottare lo stato di emergenza e conferire maggiori poteri ai ‘commissari speciali’ e alle forze dell’ordine non è il giusto approccio al fine di rispondere ai bisogni dei popoli rom e sinti”. La pensa allo stesso modo Amensy International che denuncia lo sviluppo nel nostro paese, prove alla mano, di fenomeni di vero e proprio razzismo e di violenza, anche da parte delle forze dell’ordine, con la ripresa della tortura. L’Italia come il Cile di Pinochet?
Nessuno dubbio sul fatto che il fenomeno immigrazione vada trattato con estrema attenzione; ma un buon governante che fa di fronte ai problemi generati dalla immigrazione? Innanzitutto ne fa una lettura adeguata, evitando di rincorrere i titoli delle prime pagine dei giornali e dei telegiornali. Mette poi in moto le intelligenze del paese per individuare le strategie più adeguate in modo da garantire i diritti degli italiani, evidentemente, ma anche quelli degli immigrati, che sono soprattutto diritti umani. Vigila perché ognuno faccia il proprio dovere di cittadino, italiano e non. Si impegna a inibire lo sviluppo di modelli culturali, veicolati spesso dai media e dagli opinion leader (dei partiti) che potrebbero alimentare il razzismo e la xenofobia, perché questi atteggiamenti non sono democratici, sono più adatti ai regimi totalitari (non dimentichiamo mai l’Olocausto, gli effetti delle dittature, ecc.). Soprattutto mette in piedi un sistema di sicurezza graduale ed equo: molto pesante, se necessario, nei confronti dei criminali immigrati (come per i criminali italiani, anche quelli che evadono le tasse e praticano il falso in bilancio, anche quei teppisti al seguito delle squadre di calcio!!!), con procedure di estradizione snelle ed efficaci; molto delicato e rispettoso verso gli altri immigrati, i non criminali, cioè la stragrande maggioranza, che sono una risorsa per il paese, in termini di manodopera, in termini di arricchimento culturale, in termini previdenziali…
Gentilissimo ministro Maroni, tu che dici di richiamarti alla tradizione del cattolicesimo democratico, come i tuoi compagni di partito, devi sapere che “siamo condannati” a convivere con le nostre e le altrui diversità, e allora meglio il ragionamento e la pazienza. L’emotività non porta da nessuna parte, uccide la democrazia e la società.
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