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Partito Democratico: ma quale ottimismo!!!
Inviato il 12 dicembre 2007
Non condivido assolutamente l'entusiasmo e l'ottimismo che a piene mani il direttore del giornale dispensa "urbi et orbi" nell'editoriale in prima pagina del mese di ottobre. Quello che trovo scritto mi sembra, a dir poco, preoccupante. E' fuori di dubbio che le elezioni primarie per la costituzione del Partito democratico siano state un fatto meritevole di attenzione e di considerazione, ma di qui a considerarle come la panacea di tutti i mali della nostra vita politica, questo è forse troppo. Sappiamo bene quante novità nel passato, anche più recente, si siano rivelate poi dei tranelli (a dir poco!!!) per i lavoratori ed i cittadini più in generale.
Al direttore, però, un merito va riconosciuto: essere stato abbastanza chiaro, al contrario dei diretti interessati, sulla manovra in corso da parte delle classi dominanti e dei poteri forti e sui tentativi di stabilizzare il quadro politico all'americana, mettendo da parte tutti coloro che lottano per il cambiamento di questo modello (fallimentare) di sviluppo della società.
l progetto condiviso di società con le due "sfumature", una più democratica e l'altra più liberale, lascia intravedere quali belle prospettive si presentano per il nostro prossimo futuro.
In sostanza un bel partito unico che lasci sempre le cose come vanno senza intaccare i privilegi dei più forti e combattere lo sfruttamento dei più deboli. Le elezioni servirebbero solo a scegliere la zuppa o il pan bagnato. Tutto prestabilito e preconfezionato e al riparo da possibili rischi; quanti fiumi di inchiostro versato a iosa sui giornali di un tempo per condannare ed aborrire sistemi politici basati su formule di governo di tal genere! Dove sta la differenza con le leggi "ad personam" di un passato non troppo lontano?
"Il peggior nemico della verità e della libertà nella nostra società è la maggioranza compatta, la maggioranza liberale" (Henrik Ibsen).
Lorenzo Manta
manta.lorenzo@alice.it
Risponde il direttore
Non mi sorprende che le considerazioni espresse nell’editoriale del numero di ottobre possano avere prodotto dissenso. In poche parole volevo dire, senza infantili ottimismi e senza parteggiare per la sinistra o per la destra, che il male endemico del nostro paese e della democrazia “immatura” italiana non è il deficit delle idee o delle ideologie (siamo pieni di partiti e partitelli che vengono partoriti ogni giorno dalla mente ipercreativa dei nostri politicanti), ma la criticità sistemica di questa democrazia, il fatto cioè che questo paese passa allegramente da una rivoluzione a una controrivoluzione, nell’economia, nel diritto, nella giustizia, nel sistema scolastico, nelle politiche sociali, a seconda del colore di chi governa, nel giro di pochi mesi. Il sommo bene, dunque, non è il Partito Democratico, ma la maturazione delle democrazia italiana, del pensiero politico e della cultura politica, corroborata dalla stabilità democratica, che non esclude il conflitto e il dissenso, ma che non consente al dissenso di mandare in blocco il sistema paese. Se l’amico Lorenzo Manta pensa che il male dell’Italia sia solo Berlusconi o Fini, Prodi o Veltroni, Fitto o Frisullo, forse non si è ancora accorto che la cultura anti-bene (evasione, raccomandazione, piccoli e grandi privilegi, menefreghismo, ecc.) sta nel dna di tanti cittadini, di destra e di sinistra. La mia ricetta, di semplice cronista, sta tutta qua: stabilizzare il sistema, riconoscere dignità agli attori politici (istituzioni, mercato, società civile), lavorare per costruire una cultura politica sintonizzata sul Bene Comune, fare governare e imparare a controllare chi governa. La nascita del Partito Democratico costringe la classe politica a sintonizzarsi su questo progetto. (L.R.)
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