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Tricase, da paradiso naturale ad inferno ecologico
Inviato il 19 novembre 2008
Una discarica abusiva ogni settantotto abitanti. Se Tricase dovesse confermare il suo trend, fra cinque anni sarebbe questo il suo drammatico destino. I numeri parlano chiaro e sono inesorabili. Nel 2003, nel territorio tricasino si contavano tredici depositi incontrollati di rifiuti. Nel 2008, dopo un anno di monitoraggio continuo effettuato dal Comune di Tricase con l’ausilio di Coppula Tisa, ne sono stati censiti centoventuno, per un totale di 55.000 metri quadri. Non si rende ancora l’idea?
Allora immaginiamo di fare una cernita in queste discariche e di ricavare circa 44.460 metri cubi solo di rifiuti speciali (classificati come amianto, pneumatici, batterie), senza contare tutti quelli in cui sono presenti ammassi di inerti di vario tipo. Se provassimo a mettere in fila uno dopo l’altro tutti questi materiali pericolosi, ne risulterebbe un cordone di oltre 44km.
Coincidenti quasi perfettamente con il perimetro del territorio di Tricase. Quello del comune più grande del Capo di Leuca è l’esempio più eclatante della infelice situazione in cui versa l’intero Salento. Ogni anno si stima vengano abbandonate settecento tonnellate di rifiuti solo lungo le nostre vie provinciali, cui si aggiungono le quantità di inerti ancora da stimare lungo le strade statali, comunali, poderali, interpoderali. Siamo la provincia di Puglia che più investe nella bonifica di queste aree.
Ma rimaniamo la provincia di Puglia che continua a smaltire di più in maniera illegale. Qual è, allora, il punto di criticità? L’Osservatorio del Parco Regionale della Cittadinanza Attiva, promosso da Coppula Tisa d’intesa con la Regione Puglia, ha rilevato che le politiche ambientali tradizionali non hanno finora posto al centro delle proprie strategie i cittadini. In un ambito in cui, senza il loro coinvolgimento, le iniziative degli enti locali sono destinate inevitabilmente a fallire. Ne è prova il dato delle otto discariche già bonificate dal Comune di Tricase ma tornate ad essere risporcate, nonché quello della percentuale più bassa dell’Ato Le3 quanto a raccolta differenziata, con solo il 5%. Parlare di rifiuti, oggi, significa ripartire da questa realtà. E da un nuovo ruolo da affidare al cittadino.
Tiziana Colluto
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d’accordissimo con le considerazioni finali: coinvolgere i cittadini, protagonisti, nel bene e nel male, delle sorti della città. coinvolgerli, sensibilizzarli, lavorare con le scuole, con gli insegnanti sensibili a queste (ed altre) tematiche. questa è la giusta strada. forse più difficile e più lunga ma sicuramente quella che, col tempo, offre il vero risutato: il cambiamento. più facile per certi versi sarebbe (come accade spesso nelle amministrazioni pubbliche e in molti luoghi di lavoro) decidere “dall’alto”, magari con autorità, senza confronto con chi quelle decisioni poi le dovrà subire.. subire una scelta non rende partecipi della scelta stessa.. perchè non è frutto di un percorso di consapevolezza.. pertanto quella scelta non potrà mai divenire “la nostra, la mia scelta”. coinvolgere diviene pertanto strategico quando l’obiettivo è, in fondo, un cambiamento culturale.