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Originario di Alezio il quinto operaio morto nell’acciaieria di Torino
Inviato il 17 dicembre 2007
Il rogo nell’acciaieria di Torino, la ThyssenKrupp, fa un’altra vittima, e questa volta a piangere è anche il Salento. Ieri mattina è infatti morto il quinto operaio: Rocco Marzo, di 54 anni, originario di Alezio, ricoverato alle Molinette dal 6 dicembre, giorno del drammatico incidente. L’ operaio, sposato e padre di due figli di 26 e 22 anni, nei giorni scorsi era stato sottoposto a due interventi chirurgici, durante i quali gli era stata asportata parte della cute carbonizzata da sostituire, pian piano, con della pelle nuova trapiantata. Un lavoro lungo e difficile, ma il suo cuore ha ceduto. Restano gravissime le condizioni di altri due operai, entrambi 26enni, Giuseppe Demasi, ricoverato al Cto, e Rosario Rodinò, ricoverato al Centro Grandi Ustionati di Genova.
Un’agonia durata dieci giorni, e un peggioramento nelle ultime ore, ha spiegato Giorgio Passalacqua, dell’equipe di rianimazione del Pronto Soccorso delle Molinette, che ha seguito l’operaio fin dal suo arrivo. Il nome di Rocco Marzo, caposquadra, ricordato dai colleghi come una specie di “padre” per tutti, si va ad aggiungere alla lista in cui compaiono già Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino e Bruno Santino. Giovedì scorso, la città si era stretta intorno ai loro feretri e ai familiari per i funerali celebrati nel Duomo di Torino.
Le vittime del lavoro rappresentano “un problema gravissimo – ha detto Romano Prodi, in visita ai cantieri della Bologna-Milano – presente non solo nelle fabbriche, ma anche e soprattutto nei cantieri. Bisogna fare di tutto per limitarle”. Alla ThyssenKrupp di Terni il vescovo, monsignor Vincenzo Paglia, stava celebrando la messa quando ha avuto la notizia della morte di Marzo. E si è rivolto alle famiglie di tutte le vittime di Torino: “Per loro è un Natale duro, durissimo. Questa messa vorrei celebrarla per questi morti, perché il Signore li faccia rinascere a una vita nuova, e viverla con i vivi, li aiuti in questi difficili momenti e li protegga”.
Alla funzione, in prima fila tra gli operai, c’erano l’amministratore delegato della Th Ast, Harlad Espenhahn, e il responsabile delle relazioni esterne, Ulf Koller. Con una nota, l’azienda si è detta vicina alla famiglia di Marzo: “Esprimiamo il nostro più sincero cordoglio alla famiglia e non mancheremo di stare vicini a loro assicurando tutto il supporto umano e finanziario necessario”.
Cordoglio e solidarietà anche da partiti e sindacati. Un minuto di silenzio durante una manifestazione della Lega Nord a Milano, e anche il Dalai Lama, in visita in Italia e oggi proprio a Torino, ha pregato pubblicamente per le vittime della fabbrica. Mentre in città in molti si dicono convinti che lo stabilimento non riaprirà.
Proseguono, intanto, le indagini della Procura di Torino. A breve la Asl dovrebbe depositare le perizie sulle diverse linee della fabbrica, alcune delle quali, almeno in teoria, potrebbero anche riprendere, come quelle relative al laminatoio, all’imballo e alla spedizione, ai carri ponte. Restano invece sotto sequestro la linea 5, mentre la 4 potrebbe non riprendere perché collegata alla 5. “Ma che senso avrebbe – si chiedono sindacati e operai – riaprire la fabbrica per tre mesi, considerato che ne era stata annunciata la chiusura?”.
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